12) Kant. Dell'idea di una "Critica della ragion pratica".

La filosofia critica ha messo in evidenza nella Critica della
ragion pura che il problema della ragione pura  quello di
oltrepassare i suoi limiti. Nella Critica della ragion pratica
l'oggetto dell'analisi critica consiste nell'individuare ci che
determina la volont, se la ragione empirica soltanto o anche la
ragione pura. E siccome la prima pretende di essere unica, essa 
l'oggetto principale dell'esame critico.
I. Kant, Critica della ragion pratica, Introduzione (pagine  374-
375)

L'uso teoretico della ragione si occupava di oggetti della mera
facolt di conoscere: e una critica di essa, in relazione a
quest'uso, riguardava propriamente solo la pura facolt di
conoscere, in quanto questa destava preoccupazione fondata pur
sulla constatazione che essa facilmente si vada a smarrire oltre i
suoi limiti, tra oggetti irraggiungibili o tra concetti
contraddittori. Ben diversamente stanno le cose con l'uso pratico
della ragione; nel quale la ragione si occupa di fondamenti
determinanti della volont, cio di una facolt di produrre
oggetti corrispondenti alle rappresentazioni oppure di determinare
se stessa, ossia la sua causalit, alla loro effettuazione (sia o
non sia bastante a ci il potere fisico). Poich la ragione pu
almeno qui riuscire alla determinazione della volont, e in tanto
ha sempre realt oggettiva, in quanto ha riguardo soltanto dal
volere. Sorge cos la prima questione: se la ragion pura basti per
s sola alla determinazione della volont, o se essa ne possa
essere un fondamento determinante sol come empiricamente
condizionata.
Or qui interviene un concetto della causalit giustificato dalla
Critica della ragion pura ma non capace di alcuna esposizione
empirica, cio quello della libert: e se noi a questo punto
possiamo presentare prove adeguate per dimostrare, che questa
propriet appartiene di fatto alla volont umana (e cos pure alla
volont di ogni essere razionale), con ci non solo viene assodato
che la ragion pura pu esser pratica, ma altres che essa sola, e
non quella empiricamente limitata,  incondizionalmente pratica.
Per conseguenza noi non dovremo elaborare una critica della ragion
pura pratica, ma solo della ragion pratica in generale. Poich la
ragion pura, quando sia stato anzitutto accertato che ve ne sia
una, non ha bisogno di nessuna critica. Essa medesima contiene la
misura esatta della critica di ogni suo uso. La critica della
ragion pratica in generale ha dunque anche la disposizione per
trattenere la ragione empiricamente condizionata dalla pretesa di
voler dare da sola in modo esclusivo il fondamento determinante
della volont. L'uso della ragion pura, quando  provato che vi
sia una tal ragione,  sol esso immanente: quello empiricamente
condizionato, che per s pretende il predominio assoluto,  per
contro trascendente, e si esprime in esortazioni e comandi, che
procedono totalmente fuori del suo campo, mentre questa 
esattamente la relazione inversa di ci che si pu dire della
ragion pura nel suo uso speculativo.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciassettesimo, pagine 284-285.
